EQUAZIONE DI DIRAC: SI SCRIVE ENTANGLEMENT, SI LEGGE AMORE?

Lei: “Dimmi qualcosa di romantico”

Lui: “(∂̸ + m) ψ = 0”

È questa la formula nota come equazione dell’amore, usata e abusata nei tatuaggi e nei romanzi d’amore, il cui significato sarebbe quello dell’entanglement quantistico: un fenomeno secondo cui “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.”

Sappiate che non c’è nulla di più falso in questa interpretazione. Nelle righe che seguono cercheremo di farvi capire perché se qualcuno dovesse darvi questa spiegazione, avete tutto il diritto di non credergli. La fisica descrive la natura tramite il linguaggio matematico: ecco perchè cose come le emozioni e i sentimenti non possono essere considerate fenomeni fisici, e quindi non sono oggetto di studio di questa scienza: sarebbe come voler spiegare il comportamento di un’automobile con la psicologia.

A onor del vero, l’equazione in questione prende il nome dal fisico teorico inglese Paul Adrien Maurice Dirac, colui che la elaborò. L’espressione corretta è (i∂̸ – m) ψ = 0, ogni termine ha un significato ben preciso, ma complessivamente descrive il moto dei fermioni: una famiglia di particelle elementari, a cui appartengono, ad esempio, gli elettroni. Essa è l’equazione fondamentale della Meccanica Quantistica Relativistica, una teoria fisica, elaborata agli inizi del ‘900, per unificare altre due teorie antecedenti: la Meccanica Quantistica, che studia le particelle microscopiche, e la Relatività Ristretta, che studia le particelle che viaggiano alla velocità della luce.

Ora, se siamo tutti d’accordo sul fatto che noi esseri umani proprio non possiamo essere considerati degli elettroni, perché non ne abbiamo i requisiti (in primis apparteniamo a due scale completamente diverse: un uomo è molto più “grande” e pesante di un elettrone), allora converrete sul fatto che l’equazione di Dirac proprio non può funzionare su di noi. In realtà, a descrivere i corpi macroscopici, i fisici ci avevano già pensato molto tempo prima, quando inventarono la Meccanica Classica: quella cosa per cui se mi lancio dal quarto piano di un palazzo, finisco spiaccicato a terra, invece di ritrovarmi al settimo piano; ma è anche quella che spiega perché quando percorro una curva in macchina, sento sempre una forza che agisce su di me, come se qualcuno mi stesse spingendo nella direzione opposta a quella in cui sto curvando. Allora è evidente, anche sulla base dell’esperienza quotidiana, che sono queste le leggi che ci regolano, non di certo l’entanglement quantistico.

In quanto a quest’ultimo concetto, noto anche come correlazione quantistica, esso esiste, ma non è contenuto esplicitamente nell’equazione di Dirac. Piuttosto lo si può esprimere concettualmente dicendo che lo “stato” di un sistema di due particelle è composto da due termini, ognuno dei quali dipende da entrambe le particelle, in qualunque istante, a qualunque distanza esse si trovino. Dunque, tatuarsi l’equazione di Dirac e pensare che essa descriva l’entanglement è come tradurre una parola dall’arabo all’italiano con un significato diverso da quello reale.

In conclusione, ci dispiace deludervi, ma non esiste un’equazione che possa risolvere i vostri problemi di cuore, prevedere con chi vi sposerete e in che anno, oppure farvi ricongiungere col partner che vi ha lasciato. C’è sempre una linea netta a dividere una teoria mistica da una teoria scientifica esatta, per fortuna. Quindi, si scrive entanglement, e si legge… entanglement!

 

Melania D'Aniello

Come si fa a descrivere se stessi? Non lo so, ma so quello che gli altri dicono di me.

Qualcuno dice che io sia ostinata e rompiscatole. Tutti dicono che io sia coraggiosa, e uno dei motivi è perché studio Fisica. Sì, è vero, è stata la scelta più folle della mia vita ma, quando l'ho fatta, sapevo che mi sarebbe piaciuto studiare come riassumere l’Universo in leggi concise e ben ordinate.

Ciò che non sapevo è che avrei avuto l’opportunità di lavorare in contesti interazionali, stravolgendo totalmente il mio punto di vista su molte cose, e che interagire con persone di culture diverse mi avrebbe messo ogni volta di buon umore, specie se a tavola o davanti a una birra; non sapevo nemmeno che avrei imparato a vivere lontano da casa, sperimentando innumerevoli partenze e ritorni, ed i maledetti sentimenti contrastanti che ne derivano.

Oltre ciò che dice la gente, qualcosa ho imparato a capirla anch’io di me.

Mi piace osservare le persone per capire cosa c’è oltre la superficie. Non mi piacciono le persone banali, preferisco quelle che sembrano tali, ma poi nascondono dietro un mondo. Non mi piacciono gli anticonformisti a tutti i costi. Mi piace chi ascolta prima di parlare.

Mi piace l’ordine e l’armonia, ecco perché la danza è una mia grande passione: mi basta vedere un ballerino fare due pirouette o un grand jetè e sono felice.

Credo nel valore del cibo: tra cucinare e mangiare in compagnia non saprei scegliere cosa mi fa stare meglio. Mi diletto a preparare ricette sempre nuove, adoro alcuni piatti orientali, ma non rinuncerei mai ai sapori della mia terra.

Mi incuriosisce esplorare nuovi luoghi, ognuno con le sue tradizioni, ma fino ad ora niente è mai riuscito ad acquietarmi come il mare di Napoli col Vesuvio sullo sfondo. Per me dire Napoli è dire Massimo Troisi perché “Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m'ha mai parlato della pizza, e non m'ha mai suonato il mandolino”.

A proposito di casa e di ciò che mi piace, credo nel potere dell’aggregazione e dell’attivismo giovanile e, fortuna ha voluto che incontrassi persone con visioni a tratti uguali e a tratti opposte, ma che si combinano perfettamente, e trovano modo di esprimersi in quella che è Tutta n’ata storia. Personalmente, mi occupo della rubrica scientifica di questo sito, che mette sempre a dura prova la mia capacità di spiegare concetti complicati in parole semplici. Il titolo della sezione è “Dove andremo a finire?” e la risposta è in ogni articolo in cui si parla di futuro, sostenibilità ambientale, progresso scientifico e tanti altri fatti.

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