SAVE SARNO: FIUME DI INDIGNATI, ARGINI DI OMERTÀ

È l’odore di putrido che senti intorno al centro commerciale. Il finestrino chiuso. Non si respira. Trattieni il fiato e aspetti che l’aria torni a sapere d’ossigeno. Dimentichi pochi metri più in là. Che importa se lungo quel canale in tanti ci vivono?

Il Sarno è il fiume più inquinato d’Europa. Secondo le ricerche condotte da Stefano Albanese, professore dell’Università di Napoli Federico II, la valle intorno al corso d’acqua è addirittura più inquinata della terra dei fuochi. Dalle sue ricerche è stata rilevata la presenza di metalli pesanti nel suolo e negli alimenti coltivati a ridosso del fiume. Metalli pesanti sono stati trovati anche nel cuoio capelluto di chi abita nelle zone bagnate da quelle acque.

L’inquinamento uccide. Nell’elenco delle potenziali vittime ci sono l’Agro Nocerino-Sarnese e il Vesuviano; ci sono Pompei e Scafati, in ginocchio da troppo tempo, c’è Angri col Rio Sguazzatoio che cambia colore un numero imprecisato di volte all’anno, ci sono Solofra, Castellammare di Stabia, Nocera, Striano, Bracigliano, Montoro, San Marzano, Siano, Poggiomarino; c’è anche una Sant’Antonio Abate distratta, che si volta dall’altra parte mentre il Canale Marna continua indisturbato il suo corso.

Altrove però lo sanno che l’acqua evapora. Sanno che finisce nell’aria che respiriamo, nei cibi che coltiviamo, in quello che diamo da mangiare ai bambini quando tornano da scuola. Lo sanno così bene –altrove- che hanno costituito una rete intercomunale in difesa del Sarno. Cittadini, comitati, enti e associazioni ieri si sono simbolicamente riuniti presso la foce del fiume per chiedere risposte concrete alla Regione Campania. La manifestazione è stata preceduta da tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione e divulgazione per mettere in chiaro un concetto semplice: un fiume non nasce inquinato.

Il Sarno è vittima di sversamenti illegali che costituiscono a tutti gli effetti un’attività mafiosa. Se è vero che mancano le infrastrutture depurative, è altrettanto vero che manca l’impegno civico. L’omertà è complicità, l’assenza di controlli favoreggiamento. L’insieme di tutto questo, a lungo andare, è un suicidio collettivo.

 

Valentina Comiato

Un incastro di contraddizioni croniche, a partire dal fatto che potrei scrivere di qualunque cosa ma che vado in crisi se si tratta di parlare di me. 26 anni, copywriter. Laureata in lingue perché affascinata da tutto quello che non somiglia al posto in cui vivo. Sarà perché vivo in un paese piccolo, dove per i sogni a volte sembra non esserci spazio, allora ogni tanto vorrei infilarli in valigia e portarli con me all’estero. Viaggi brevi però, perché credo anche nelle radici, continua a leggere

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