VALENTINA COMIATO

Un incastro di contraddizioni croniche, a partire dal fatto che potrei scrivere di qualunque cosa ma che vado in crisi se si tratta di parlare di me. 25 anni, studentessa. Laureata in lingue perché affascinata da tutto quello che non somiglia al posto in cui vivo. Sarà perché vivo in un paese piccolo, dove per i sogni a volte sembra non esserci spazio, allora ogni tanto vorrei infilarli in valigia e portarli con me all’estero. Viaggi brevi però, perché credo anche nelle radici, nella famiglia, e in un cane che ogni tanto mi si appoggia sulla pancia ricordandomi che significa “tenerezza”.

Da bambina alternavo frasi come “voglio fare la giornalista”, “voglio fare la scrittrice”, “voglio fare la poetessa”, ma per tanti, tantissimi anni, mi sono accontentata dei miei diari segreti, delle lettere chilometriche per amici e amori, di una macchina da scrivere che mi ha aiutata a gonfiare di parole la prima cartellina nera che mi ha regalato papà: “così ci metti le cose scrivi” mi disse una sera. Mi ero convinta che quella non sarebbe stata la mia strada. E poi, quasi per caso, mi sono ritrovata a percorrerla. Oggi faccio la giornalista e dirlo e mi sembra ancora una bestemmia. Affianco il lavoro alle passioni a cui ho imparato a dare tutto lo spazio che meritano: il mio sdolcinatissimo blogl’associazionismo, l’impegno nel sociale, la curiosità nei confronti del mondoSe avanza tempo litigo con chi sostiene Salvini. Per Tutta n’ata storia sono la “responsabile editoriale”. Per me “Tutta n’ata storia” è il filo invisibile che mi lega al posto in cui vivo.