#IoAccolgo, molto più di una coperta d’oro

Tutta n’ata storia continua a portare avanti il tour di coperte d’oro simbolo della campagna nazionale #IoAccolgo. Un progetto che si propone di sensibilizzare sul tema dell’immigrazione ma che, in realtà, mira a obiettivi molto più concreti di quanto sembra. 

#IoAccolgo: IL TOUR CONTINUA
Di casa in casa, balcone in balcone, finestra in finestra. Da quasi un mese le coperte d’oro targate “Tutta n’ata storia” viaggiano tra Sant’Antonio Abate e dintorni in nome dei valori di solidarietà e accoglienza. Era il 17 luglio quando vi abbiamo annunciato l’iniziativa: avendo aderito come associazione alla campagna nazionale #IoAccolgo, che ha come simbolo proprio la tradizionale coperta termica con cui vengono avvolti i migranti durante le fasi di primo soccorso, abbiamo voluto contribuire alla sensibilizzazione sul tema facendo partire un vero e proprio tour di coperte d’oro. È ancora possibile compilare l’apposito modulo per prenotarsi e fare in modo che la propria abitazione, associazione o attività commerciale diventi tappa del viaggio. 

LE REAZIONI DELLA CITTÀ
Quando abbiamo lanciato l’iniziativa eravamo perfettamente consapevoli del terreno in cui ci stavamo muovendo. Quello dell’immigrazione è un argomento che divide e, com’era facile immaginare, anche il nostro invito a schierarsi a favore dell’accoglienza ha generato reazioni contrastanti. Da un lato in tantissimi – più di quelli che avevamo immaginato, e per questo ve ne siamo grati – hanno risposto al nostro appello con entusiasmo. Abbiamo ricevuto così tante richieste che continuerete a vedere coperte d’oro che splendono al sole almeno fino al mese di ottobre. Questo ci racconta di una Sant’Antonio Abate umana, solidale, accogliente; di una parte di paese che non si piega alla propaganda dell’odio e che risponde al buio dell’intolleranza rivestendo d’oro e luce il proprio balcone. Anche l’amministrazione comunale ha accettato di esporre al municipio la coperta termica. Aspettiamo solo l’occasione per la consegna ufficiale 

Di fronte alla nostra iniziativa, però, non sono mancate le critiche: qualcuno ha voluto leggerci malafede, perché oggi – dicono – parlare di accoglienza significa supportare un partito, un colore, una bandiera precisa. Un’accusa a cui abbiamo risposto mettendo nero su bianco la nostra convinzione che alcuni valori prescindano da qualunque schieramento politico e debbano essere sposati e tutelati in quanto principi inderogabili per garantire dignità e diritti a tutti gli uomini. Ma non è bastato. Perché qualcun altro, intanto, ci faceva notare che esistono “problemi più gravi”: Bibbiano, il carabiniere ucciso in servizio, i terremotati, i diversamente abili, la povertà, la disoccupazione, e così via. Tutte questioni a cui, in realtà, noi stessi riconosciamo grande importanza. Tanto che non ce la sentiamo di disporle secondo una classifica di gravità fondata a nostro parere sul nulla. Oggi abbiamo impiegato le nostre forze in una direzione e speriamo in futuro di poterle impiegare in un’altra, dedicando a ciascuna questione il tempo, lo spazio e l’impegno che merita.

L’OBIETTIVO CONCRETO DELLA CAMPAGNA #IoAccolgo
Tra le critiche che ci sono state mosse, però, ce n’è una con cui in realtà concordiamo: esponendo una coperta d’oro non si salvano vite umane. Quando abbiamo aderito alla campagna nazionale, abbiamo chiaramente specificato che quello che invitavamo a fare è solo un gesto simbolico e che speravamo ognuno nel proprio privato lo facesse corrispondere ad opere dagli effetti più tangibili, cosa che proviamo a fare quotidianamente anche noi, come singoli e come associazione.  

Quello che non vi abbiamo detto, però, è che gli organizzatori di #IoAccolgo non hanno intenzione di fermarsi all’esposizione di una coperta. La campagna stessa invita ad altre due azioni, decisamente più concrete 

Da un lato, chiedono a chi supporta la loro iniziativa di impegnarsi per raccontare un’altra faccia dell’immigrazione. “Noi crediamo che solo la conoscenza diretta possa contribuire in modo significativo a superare paure, diffidenza e pregiudizi” scrivono sul sito ufficiale. Una frase con cui siamo tanto d’accordo che provavamo ad applicarla un anno fa, ancor prima che prendesse piede la campagna.  

Fonte foto: refugees-welcome.it

Ma la vera sfida di #IoAccolgo è un’altra: promuovere un nuovo modo di intendere l’accoglienza offrendo un’alternativa concreta alle strutture d’ospitalità che sembrano carceri, al caporalato, al business dell’immigrazione. Un’alternativa che risponde perfettamente a chi chiede “perché non li accogli a casa tua?” 

ACCOGLIAMOLI A CASA NOSTRA
L’iter è complesso, la decisione è delicata e la responsabilità è immane, ma è davvero possibile accogliere nella propria famiglia un rifugiato, un titolare di protezione umanitaria o un ex-minore non accompagnato che ha compiuto 18 anni. È la scelta che ad esempio ha fatto Agnese dopo la morte del padre dei suoi figli. “Ritenevo necessario ampliare, aprire, ridefinire un’idea di famiglia, riempire spazi e inventarne nuovi. – dice – Si faceva strada di pari passo la consapevolezza che l’atto privato di accogliere fosse anche una scelta politica. Un modo di rispondere alla vergognosa partita giocata sulla pelle di persone inconsapevoli che cercano di affrancarsi da una vita di miseria, di guerra, di persecuzione”. Agnese ha accolto in casa Alieu, cittadino gambiano di 20 anni. Perché effettivamente non basta una coperta d’oro a salvare vite umane, ma è da una coperta d’oro che si può partire. Sensibilizzare serve a far conoscere la storia di Agnese, e far conoscere la storia di Agnese, magari, servirà a salvare la vita di un altro Alieu.

Vuoi adottare una coperta d’oro per contribuire al cambiamento? Clicca qui.

Valentina Comiato

Un incastro di contraddizioni croniche, a partire dal fatto che potrei scrivere di qualunque cosa ma che vado in crisi se si tratta di parlare di me. 26 anni, copywriter. Laureata in lingue perché affascinata da tutto quello che non somiglia al posto in cui vivo. Sarà perché vivo in un paese piccolo, dove per i sogni a volte sembra non esserci spazio, allora ogni tanto vorrei infilarli in valigia e portarli con me all’estero. Viaggi brevi però, perché credo anche nelle radici, continua a leggere