“Sine die”, la mostra che finirà alla fine del Coronavirus

Nonostante mesi di lockdown sembrano aver fermato la quotidianità, molti autori non si sono fatti scappare la possibilità di lasciare un segno, producendo opere fotografiche e scritti inediti. A raccogliere queste esperienze ci ha pensato la Fondazione Oelle, con il progetto-mostra “Sine die”.

La pandemia globale causata dal Coronavirus ci ha bloccato per mesi in casa, ma questo isolamento ha provocato reazioni creative nelle menti di molti, in primis degli artisti che non si sono lasciati scappare quest’occasione per elaborare nuove opere. Per questo, la Fondazione Oelle di Ornella Laneri di Catania ha creato il progetto-mostra “Sine die” che raccoglie le foto e le riflessioni di oltre 100 autori italiani e internazionali sul mondo ai tempi del lockdown globale.

IL PROGETTO

Giuseppe Condorelli – Rondine

“Sine die” ha un duplice volto: quello di piattaforma online (www.fondazioneoelle.com/sinedie), ideata e realizzata dalla Fondazione in pieno lockdown, e quello di vera e propria mostra fotografica nel Palazzo della Cultura di Catania. Per la prima, sono state raccolte e selezionate fotografie e scritti brevi, con lo scopo di costituire un archivio della memoria di questo periodo epocale; per la seconda le immagini scelte sono state stampate in formato 50×70 cm ed abbinate al testo dell’autore e sono state esposte a partire dal 18 luglio nelle sale dell’edificio catanese, dove rimarranno fino al 4 ottobre 2020, mentre la piattaforma online continuerà ad essere disponibile e visitabile. “Sine die”, infatti, è una locuzione latina traducibile con “senza fissare il giorno” (letteralmente “senza giorno”) e si riferisce alla durata di questo progetto-mostra: gli organizzatori cesseranno di raccogliere le testimonianze fotografiche e testuali il giorno in cui il Ministero della Salute comunicherà l’inizio della distribuzione del vaccino per il Covid-19. Da quel momento la piattaforma si trasformerà in archivio storico a eterna memoria di un passaggio epocale per l’umanità. 

LE RIFLESSIONI

Roberto Guarnera – Dentro

Ogni cambiamento epocale è stato segnato dalla nascita di movimenti artistici che hanno impresso quei momenti nella memoria delle comunità. Segni indelebili che, oggi più che mai, devono essere monito per una rinascita etica della società di governi e imprese”. Descrive così “Sine die” Ornella Laneri, Presidente della Fondazione Oelle. Alla provocazione inviata dal cambiamento di quest’epoca – la pandemia, appunto – l’arte ha risposto facendo nascere una straordinaria comunità spontanea ed entusiasta in cui molta gente comune ha voluto contribuire con il suo progetto a raccontare il mondo e la sua quotidianità ai tempi della pandemia. “Autoritratti, scene familiari, finestre esistenziali, monitor televisivi dai colori acidi, orologi che scandivano un tempo alterato, hanno invaso le nostre prospettive visuali, proponendo nuove direzioni culturali dell’essere umano al centro di una rivoluzione generale che ha messo in discussione stili di vita ed economie“, sottolinea invece Carmelo Nicosia, direttore della Fondazione e curatore della mostra. Al progetto si uniscono anche i lavori degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania, invitati per dare vita alla sezione “Academy Young”.

LA FONDAZIONE PROMOTRICE

Come si legge sul sito ufficiale, l’obiettivo della Fondazione Oelle Mediterraneo Antico è quello di “raccogliere l’immenso patrimonio immateriale del Mar Mediterraneo (da sempre rappresentante la culla di grandi civiltà e crocevia di persone e di culture) per dare vita a progetti di valorizzazione dell’arte, della storia, della scienza e delle culture di queste terre, memorie del passato che guardano al futuro”. E il motore di tutto questo è l’arte, attorno a cui Oelle vuole creare sinergie culturali con altre fondazioni, musei, accademie, università, piattaforme scientifiche, al fine di avviare percorsi condivisi, volti a una ridefinizione dell’impegno culturale, una dimensione concreta, azione di presidio sul territorio, spazio aperto, ibridazione tra generi, luogo di diffusione e confronto.

Virgilio Piccari

Sine die è innanzitutto un progetto di speranza: la fine non dichiarata della mostra richiama l’ottimismo per una cura che arrivi quanto prima, di un periodo buio che prima o poi finirà, perchè finirà, c’è solo da aspettare. E nell’attesa godere delle riflessioni di chi, anche come noi, non smette di pensare alla luce in fondo al tunnel, alla bellezza della vita che ci regala, nonostante tutto, nuove possibilità e nuove strade da percorrere. L’arte, negli inizi e nelle fini, nel silenzio e nella voce, ci farà sempre e comunque compagnia.

Gabriele Cesarano

Sono Gabriele, studio architettura nella splendida cornice di Napoli e scrivo per Tutta N'ata storia insieme ad un gruppo di amici ormai da un bel po', nella convinzione di riuscire a reinventarsi sempre, nonostante tutto. Questa esperienza è nata quasi per caso ed insieme a tante altre ha fatto di me la persona che sono oggi, una persona diversa da ieri e anche da domani, che non vuole mai smettere di crescere e di imparare continua a leggere