Saype: l’uomo che “dipinge” sui prati

L’artista Saype, tra Svizzera e Francia, trasforma i prati in enormi tele su cui realizzare opere d’arte ecologiche: personaggi giganti che si confrontano con i più grandi temi della società odierna e si “interrogano” circa la vita umana e il suo ruolo sulla terra e all’interno della società.

La celebre rivista statunitense Forbes lo ha annoverato tra i trenta giovani under 30 più influenti in Europa: è Guillame Legros, classe 1989, artista di origini francesi conosciuto nel mondo con il nome di Saype.
A quattordici anni, l’artista autodidatta Guillame Legros inizia ad esprimersi attraverso la street art. In poco tempo, tra la strada e uno studio, affina così bene la sua arte da riuscire ad esporre i primi lavori già due anni dopo.

La scelta del nome, Saype, dichiara l’artista in un’intervista alla RSI – Radiotelevisione svizzera, è legata alla sua provenienza dal mondo dei graffiti.
Quando avevo diciassette anni, al corso di filosofia, mi sono divertito a mettere su un foglio tutte le lettere che amavo dipingere. Le prime tre erano S-A-Y come say, dire in inglese. Poi ho aggiunto P-E, come abbreviazione di peace”, racconta Guillame. “Ho cominciato a taggare ‘say peace’ ovunque. Mi piaceva questo paradosso tra fare un atto di ribellione contro la società e voler esistere attraverso un messaggio ottimista e di pace”, conclude.

L’evoluzione della sua arte, “from street to land”, si verifica nel 2013, in seguito ad una lunga e filosofica riflessione sulla nostra natura interiore e il nostro posto sulla terra e nella società.
In quel periodo leggevo molti testi buddisti. Contemporaneamente c’era stato l’avvento dei droni in Europa e questo mi ha permesso di avere una nuova prospettiva. Ho unito tutto e, dal momento che avevamo dieci ettari di campi intorno casa, mi sono messo a dipingere sull’erba. Vi era l’aspetto impermanente, l’aspetto ecologico e, inoltre, avevo uno spazio infinito”, dichiara Saype.

È così che Guillame Legros, un giovane vicino alla natura, all’ecologia e alle battaglie sociali, diventa un pioniere nel campo della pittura su erba, sospeso a metà tra land art e street art.
Olio di lino, acqua, farina e pigmenti naturali sono alcuni degli ingredienti della vernice, 100% biodegradabile, che trasforma le vallate svizzere e francesi in mastodontici portraits. La miscela ottenuta, una volta asciugata, forma una sostanza collosa che resiste bene alla pioggia. Ciononostante, il “dipinto” è incessantemente e inevitabilmente modificato dai fattori ambientali e dalla crescita dell’erba che, a detta dell’artista, rendono la sua opera più viva.

Armato di una pistola a spruzzo e di un drone – che gli consente di monitorare il lavoro dall’alto – dal 2013, Saype compone i suoi affreschi fuori formato. Il più grande: “Qu’est ce qu’un grand homme?”, opera di 10.000 metri quadrati realizzata nel comune di Leysin (Svizzera), che raffigura un uomo a mezzo busto intento a godersi la sua pipa, sdraiato sull’erba.
Ai personaggi che scelgo non do mai un nome, non li rendo individui. Restano un simbolo! Quando disegno un bambino, per me rappresenta l’infanzia e anche il futuro, la persona anziana è la saggezza. Mi destreggio tra questi due estremi”, dichiara Saype alla RSI.

A partire dallo scorso maggio, e per i prossimi tre anni, centro focale dell’opera di Saype è il progetto “Beyond Walls”, che accende i riflettori sulla tematica delle frontiere e dei rifugiati. L’artista si era già interessato al tema con l’opera “Messaggio dal futuro” – realizzata sulle rive del Lago di Ginevra, sul prato del parco antistante il quartier generale delle Nazioni Unite – che rende omaggio al lavoro dell’associazione SOS Méditerranée, che ogni anno salva i migranti nel Mar Mediterraneo. L’opera rappresenta una bambina: “Futuro” della nostra società.

Per il progetto Beyond Walls, Saype ha ottenuto , primo in assoluto, la concessione di lavorare sui prati di Champs de Mars, il giardino pubblico di Parigi ai piedi della Torre Eiffel. Otto giorni di lavoro e 1.200 litri di vernice biodegradabile per una serie di mani e braccia incrociate: una catena umana, di 600 per 25 metri, come “simbolo di solidarietà, in un momento in cui le persone guardano sempre di più a loro stesse“.

Beyond Walls – che il 19 luglio raggiungerà le Andorre – nei prossimi tre anni, attraverserà i confini e si muoverà di città in città in un’immensa catena umana. “Quello che mi interessa nel lavoro di land-art è la sua impermanenza”, ha dichiarato Saype. “Ho l’impressione che l’impatto e la traccia che lascio sia, forse, anche più forte di un’opera permanente. […] Ho voglia di dare degli impulsi che mi sembrano giusti nel mondo e ho il desiderio di lasciare una traccia positiva e ottimista del vivere insieme”.

Per conoscere tutte le meravigliose opere di Saype, visita il suo sito ufficiale: www.saype-artiste.com 

Marzia Mascolo

La più realista tra i sognatori, la più disfattista degli ottimisti. Una perfezionista, dicono in molti. Futuro architetto, innamorata dell’arte in ogni sua forma. Mi piace osservare, scovare il dettaglio sfuggito al primo sguardo. Camminare a testa alta, perché ho imparato che la prospettiva sa cambiare di continuo e - con gli occhi bassi - si perde tanta bellezza 
L’università mi ha trasformata in continua a leggere